Ho studiato programmazione web alle scuole superiori. Niente di complicato, l’indirizzo della scuola era economico, ma ho imparato le basi di HTML, CSS, PHP e MySql.
Poi mi sono iscritto ad ingegneria, e lì ho scoperto cos’è la programmazione orientata ad oggetti, il linguaggio C e Java.
In pochi anni ho abbandonato tutto e la programmazione è rimasta solo una soft skill che mi ha accompagnato in alcuni progetti Wordpress o di web marketing.
Poi è arrivato Claude Code, con la sua capacità di creare software per me inimmaginabili con un semplice comando. L’entusiasmo era alto ma presto mi resi conto che non avevo la più pallida idea di quello che Claude stesse facendo.
Così mi sono detto: “Perché non riprendere a studiare programmazione?”
Studiare programmazione nel 2026 ha senso?
Come dicevo, le basi ce le ho anche se molto arrugginite. Il problema è che il mondo della programmazione è cambiato tantissimo in questi anni. Non solo per le tecnologie, che è la cosa più ovvia, ma per il modo in cui si fa.
Gli assistenti AI sono diventati una realtà consolidata e ci permettono di creare software in modo incredibilmente veloce.
Quindi perché sbattersi? Perché imparare un nuovo linguaggio, un framework o qualunque altro strumento se un agente AI può fare le cose più velocemente e meglio di me?
Ho chiesto al mio amico Riccardo, sviluppatore senior che lavora dall’altra parte dell’oceano. La risposta è stata abbastanza spiazzante: “Ormai il mio lavoro è passato da scrivere codice in un IDE a dare comandi ad una console AI. Spesso non so neanche io cosa sta facendo l’AI ma devo saper revisionare il suo lavoro e assicurarmi che non abbia creato casini. Se non hai buone basi non sei in grado di gestire in modo efficace ed efficiente un agente AI.”
Siamo passati quindi da studiare per scrivere codice a studiare per poter essere dei registi di un’orchestra di agenti AI, in grado di spiegare in modo chiaro cosa vogliamo e di capire quando quello che ci viene proposto è una buona idea oppure un’idiozia.
Come ripartire?
Anche qui i consigli del buon Riccardo non hanno sbagliato.
“Prima di tutto scegli un linguaggio che ti è comodo. Hai studiato PHP? Parti da PHP. Poi hai già visto le potenzialità di un framework come Laravel, quindi rimani nel settore backend e approfondisci Laravel. Crea un tuo portfolio di progetti per esercitarti. Non importa se sono belli o brutti, l’importante è farli.
La regola fondamentale è: fai tutto senza AI.
Quando avrai maturato un minimo di esperienza potrai iniziare ad introdurre l’AI nel tuo workflow, come assistente, non come schiavo tuttofare. Devi imparare a guidarlo e a capire quando quello che ti propone non va bene.“
Così ho aperto Udemy, ho acquistato un corso su PHP, uno su Git e GitHub (usati finora in modo molto superficiale), un corso su Laravel per aggiornarmi e infine un bootcamp Laravel per esplorare in modo pratico questo framework.
Come sta andando?
Beh ci sono ovviamente cascato di nuovo…
Per esigenza ho aperto Claude Code e ho realizzato un progetto lasciando fare tutto a lui.
Ma a differenza del passato, sono riuscito a realizzare un prompt iniziale molto più efficace. Ho passato ore a ragionare su come strutturare il prompt iniziale e su cosa fosse necessario implementare in modo da creare un’ossatura del progetto più definita possibile.
Man mano che Claude operava mi sono reso conto che a differenza dei progetti passati, capivo cosa stava facendo, le sue soluzioni e i suoi ragionamenti. Ma non solo: non gli ho lasciato alcun spazio di manovra perché sono stato capace di definire l’intero progetto in ogni dettaglio fin dall’inizio. E questo ha fatto la differenza, sia in termini di velocità di realizzazione, sia in termini di costo di tokens.
Ora capisco quando alle scuole elementari le maestre non ti facevano mai usare la calcolatrice perché dovevi imparare a fare i conti a mano. Oppure quando alle superiori tenevi la contabilità di un’azienda su carta anziché utilizzando un software gestionale.
Imparare a programmare oggi ci permette di essere dei buoni registi. E se un domani le AI dovessero in qualche modo diventare inaccessibili in termini di costi o disponibilità hai sempre un piano B.



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